Info sul Parco Regionale Sirente Velino

 
Maurizio Cianfarani trekking2000
 

Il Parco Naturale Regionale del Sirente-Velino

 

Informazioni generali

Il Parco Naturale del Sirente-Velino, unico parco regionale dell’Abruzzo, che nasce con la legge regionale 13 Luglio 1989 n. 54 "Istituzione del Parco Naturale Regionale del Sirente-Velino" si estende per oltre 60.000 ettari e comprende all’interno del proprio perimetro ben ventidue comuni e quarantuno centri abitati.

Protegge una vasta area famosa per le alte quote raggiunte e per la presenza dell’altopiano delle Rocche, secondo grande altopiano carsico dell'Appennino in ordine di grandezza. Nei diversi ambienti del parco, che vanno dall’ambiente montano a quello di media montagna, dal paesaggio collinare a quello fluviale, sopravvivono i rappresentanti di un'antica fauna ricchissima soprattutto per quanto riguarda i rapaci. Il clima, estremamente rigido, perchè difficilmente mitigato dall'azione dei due mari equidistanti, consente un innevamento particolare fino a primavera inoltrata e la presenza di essenze vegetali difficilmente rintracciabili su rilievi appenninici di uguali quote.

Dal punto di vista escursionistico, le splendide gole (Gole di Celano), i vasti altopiani (altopiano delle Rocche, piano di Campo Felice, Piani di Pezza, Prati del Sirente), fenomeni carsici (grotte di Stiffe) e le ripidissime pareti del Sirente, rendono questo territorio estremamente vario ed interessante.

Dal punto di vista morfologico, il territorio del Parco si presenta distribuito in tre ampi settori:

l'Altopiano delle Rocche, il sistema centrale degli altopiani di origine carsica che si estendono con brevi dislivelli e la cui morfologia e conformazione geologica testimonia anche la presenza di antichi ghiacciai, è caratterizzato dalla presenza di boschi di faggio, pascoli e prati, rivestiti in primavera dalle fioriture di narciso; pareti verticali, imponenti e dolomitiche, connotano i profondi canaloni che solcano il Monte Sirente;

la Marsica settentrionale, il versante sudovest del Sirente e del Massiccio del Velino, appare nudo e brullo, caratterizzato da diffusi affioramenti rocciosi e solcato da profonde incisioni di origine glaciale, come le Gole di Celano, la Val di Teve e la Valle Majelama, che custodiscono immutati luoghi impervi e segreti, ricchi di specie floristiche rare ed endemiche;

la Valle dell'Aterno e la Valle Subequana, dove la fa da padrone il fiume Aterno, il corso d'acqua che scorre in una stretta valle fluviale caratterizzata da una straordinaria presenza di beni storici, artistici, architettonici e archeologici. Lungo l'Aterno il paesaggio fluviale si presenta a tratti sovrapposto a quello agricolo; tra Beffi e Acciano il corso d'acqua scorre tra pareti rocciose impervie; popolamenti di pioppo nero e salici, caratterizzano le sponde fluviali.

 

La flora e la fauna

L'area del Parco si presenta notevolmente diversificata per orografia del territorio e per tipologia di ambienti presenti che ospitano una ampia varietà di specie vegetali ed animali. L'ampio intervallo altitudinale, le notevoli differenze tra versanti a diversa esposizione, la morfologia segnata da canyon, da altopiani, da valloni, da rupi e ghiaioni determinano una notevole diversità di ambienti caratterizzati da una ampia varietà di formazioni vegetali e di specie faunistiche che rappresentano nel loro insieme uno spaccato della biodiversità dell'ecosistema dell'Appennino centrale.

Entro tale varietà di habitat e paesaggi si possono inoltre individuare luoghi selvaggi ed impervi, con ampie foreste e formazioni rupestri ancora oggi popolati da orsi marsicani lupi appenninici ed aquile reali, che si affiancano ad aree dove la storica presenza dell'uomo è testimoniata da antichi insediamenti e da centri storici ben conservati.

Ogni tipo di ambiente ospita un particolare tipo di fauna e di vegetazione. Al momento, nel Parco risultano censite 1.926 entità floristiche; 216 Specie Vertebrati; 149 Uccelli; 43 Mammiferi; 13 Rettili; 11 Anfibi.

Il Parco del Sirente Velino costituisce un bell'esempio di biodiversità floristica: 1.570 sono le specie sino ad oggi censite, raggruppate in 516 geni e 102 famiglie. Tra queste sono ben 116 le essenze floristiche che costituiscono delle emergenze (endemismi, relitti glaciali, specie a distribuzione disgiunta o frammentaria e specie rare) e che comprendono specie particolarmente rare come l'Astragalus aquilanus, presente unicamente in alcune aree montane abruzzesi e l'Adonis distorta, presente unicamente in alcune aree dell'Appennino centrale; notevoli sono inoltre le fioriture di orchidee, narcisi, nonché le rare peonie e la viola eugeniae.                                                                             

Tutto questo è possibile grazie alla grande varietà di ambienti che caratterizzano il territorio, alla varietà di esposizioni, alla morfologia movimentata e al forte gradiente altitudinale (dai 400-600 metri lungo la Valle dell'Aterno alla quota massima di 2.486 metri). Oltre ad una notevole ricchezza floristica anche gli aspetti vegetazionali e fitogeografici confermano la notevole diversità esistente, all’interno della quale sono presenti anche alcune cenosi a carattere relittuale (vegetazione palustre a grandi Carici, vegetazione casmofitica, nuclei di Betulla, ecc.).

La vegetazione presente sulle pendici del Sirente è costituita in prevalenza da boschi di Faggio lungo il versante nord che si estendono per circa 12 km da Gagliano Aterno fino all'Anatella nei pressi dell'Altopiano delle Rocche.oltre a piante rare come  la Betulla, pianta nordica per eccellenza, presente sia nel Sirente che nel Velino. Scendendo a quote più basse, al di sotto dei 1500 mt, si trovano boschi misti di latifoglie con prevalenza di Roverella e carpino nero, di Acero, di Sorbo montano, di Cerro, oltre alle varie essenze del sottobosco come rose selvatiche, biancospini, prignoli, ginepri, ecc. Lungo la valle dell'Aterno predomina la vegetazione di sponda con Salici e Pioppi. Sulle praterie poste più in alto è presente il Ginepro, la Selseria appenninica oltre a fioriture di Genziane, mentre sulle coltri detritiche dei brecciai spicca il bianco Papavero alpino.

Ad ogni quota è possibile ammirare una straordinaria varietà di fioriture: il Giglio martagone, il Giglio rosso, la Genziana maggiore, il Narciso selvatico, l'Orchidea sambucina gialla e rossa, l’Orchidea calabrese. Sull'Altopiano delle Rocche bellissimi in primavera sono i prati fioriti con i Narcisi dei Poeti. Sul Monte Velino, ha trovato il suo habitat la Pulsatilla alpina, denominata il "Fiore del Vento", localizzato oltre i 2.000 metri di altezza sui prati a ridosso di ghiaioni e nevai.

Da non dimenticare i funghi diffusi in tutto il Parco ed in particolare, per il Sirente va sottolineata la presenza nei querceti termofili del tartufo nero che, in particolare per l'Alta valle dell'Aterno, rappresenta un'importante risorsa economica. Infine, lo zafferano, coltura tipica dell'area di Fagnano e Tione.


Per quanto riguarda la fauna, è qui accertata la presenza del 46% circa delle specie dei mammiferi della fauna italiana, il 32% degli uccelli nidificanti in Italia, il 17% dei rettili ed il 30% degli anfibi.

Nel Parco sono presenti 216 specie di vertebrati delle quali 43 specie comprendono le emergenze faunistiche presenti (specie endemiche, a rischio di estinzione minacciate o prioritarie).

 

Nell'area protetta vivono specie a rischio di estinzione come l'orso marsicano, qui presente con 3/5 esemplari (sulla cui conservazione il Parco è impegnato da circa un decennio grazie alla realizzazione di tre successivi progetti LIFE di cui uno in corso), il lupo appenninico, l'aquila reale, il grifone, splendido avvoltoio reintrodotto dal Corpo Forestale dello Stato, il picchio dorsobianco e l'astore. Pareti rupestri e falesie offrono habitat idonei alla nidificazione anche per il falco pellegrino, il gufo reale, il gracchio alpino e il rarissimo lanario. Vi si trovano anche alcune specie meno note ma tuttavia rarissime come la lepre italica e la Rosalia alpina, un coloratissimo coleottero legato a boschi maturi di faggio. Quest’area è inoltre risultata dagli studi svolti in ambito nazionale tra le poche aree appenniniche idonee alla reintroduzione del camoscio appenninico.

Fra i mammiferi, oltre all'Orso Marsicano ed al lupo appenninico sono presenti: il Gatto Selvatico, la Martora, il Cervo, il Capriolo, l'Istrice, il Ghiro.

Fra gli uccelli ricordiamo anche: il Martin pescatore, il Gracchio Corallino, lo Sparviero, il Corvo Imperiale, il Picchio muraiolo, il Picchio Verde, il Fringuello alpino, la Coturnice, l'Averla Piccola, la Tottavilla.

Fra i rettili sono presenti, oltre alla rarissima Vipera Orsini, il Cervone, la Natrice, il Biacco.

Fra gli anfibi sono segnalate la Salamandra Appenninica, la Salamandrina dagli Occhiali, il Tritone Appenninico, la Rana Rossa Appenninica, la Raganella Italica.

 

Informazioni dettagliate

La catena del Velino comprende i monti di Campo Felice, i monti dell’altipiano delle Rocche e il Sirente.

Incominciando da Nord rispetto alla Vetta del Velino le prime montagne di un certo interesse sono il Monte La Quartora 1783m, il Monte d’Ocre 2204m, il Monte Cagno 2153m, il Monte Cefalone 2142m facilmente raggiungibili da Campo Felice passando per Forca Miccia 1716m, il Monte Orsello 2043m, il Monte Cornacchia 2110m e il Monte Puzzillo 2174m raggiungibili dal Valico della Chiesola di Lucoli 1600m, il Colle dell’Orso 2203m.

 A Nord Est la Punta Trento 2243m, la Punta Trieste 2230m, Capo di Pezza 2132m, Costone della Cerasa 2182m, Cimata di Puzzillo 2140m, Cimata di Pezza 2132m e Monte Rotondo 2060m.

A Est la Magnola 2220m, la Sentinella 2178m con il caratteristico e malridotto rifugio Panei 2178m e oltre l’altopiano delle Rocche il monte Sirente 2348m.

A Sud Est la Serra di Celano con il monte Tino 1923m, monte della Revecena 1835m e il monte Etra 1818m.


Il massiccio vero e proprio del Velino comprende il Pizzo Cafornia 2424m, il Monte di Sevice 2355m, il Costognillo 2339m e il Velino 2486mt una delle montagne appenniniche più difficili da raggiungere per il dislivello circa 1500m e per la lunghezza del percorso da qualsiasi versante si salga.

 

Le Gole di Celano

Sono senza dubbio il canyon più noto e frequentato dell'appennino centrale, incassate tra il versante est dell'aspra Serra di Celano e quello occidentale del ripido Monte Etra, ad una quota relativamente bassa (950 m. circa). Si tratta di un percorso facile e spettacolare, per la ripidità dei versanti che chiudono le gole fino a creare uno magnifico orrido non più largo di 3 metri con pareti alte oltre i 250 metri. Il percorso è da fare ovviamente quando le gole sono asciutte e cioè non dopo grandi piogge o nel periodo primaverile. Il copioso ruscello alimenta alle sue sponde una vegetazione particolarmente suggestiva e tipica. Alcuni esemplari di Faggio o Salice, ad esempio, crescono in posizione aerea su rocce più che verticali. Da Celano (857 m.) si scende per la statale verso Pescina fin dove questa, prima della località Cappuccini, attraversa il fosso che scende dalle gole. Un cartello indica la strada sterrata che conduce allo sbocco del canyon in località "la Foce" (800 m.). Si parcheggia e ci si inoltra a piedi nella gola. Superata una prima strettoia, si continua tra fitta vegetazione fino a raggiungere la Fonte degli Innamorati (1029 m.). Da qui, volendo, si può proseguire verso la suggestiva Val d'Arano fino al margine meridionale dell'altipiano di Ovindoli (1.30 ore circa di cammino per raggiungere Ovindoli), oppure si torna indietro fino al paese. Possibili gli incontri con numerose specie di animali che frequentano il vallone per il suo ruscello.

 

Il Monte Sirente

Dalla piazza di Ovindoli (1379 m.) si imbocca una strada (cartello) che porta ad un maneggio e all'imbocco della Val d'Arano, che si segue per un tratto. Alla fine dell'asfalto, nei pressi di un ponte (1336 m.) si prende a sinistra una strada a mezza costa che porta alla Bocchetta Prato dei Popoli (1570 m. magnifico il colpo d'occhio sulle Gole di celano a Sud, dominate dalla mole rocciosa della Serra) e termina presso un pianoro e un piccolo stazzo. Da qui si sale a piedi per ghiaioni e pascoli. La via non è obbligata, conviene scegliere di volta in volta il tratto più comodo. Si sbuca nei pressi della vetta, alla sua sinistra all'incirca a quota 2298 m. Seguendo il crinale si raggiunge la vetta (struttura metallica). Da qui il panorama si apre magnifico sui Prati del Sirente, sul Gran Sasso e sull'intera conca aquilana. La discesa è per la stessa via. Il riferimento è il pizzo triangolare di Monte Etra che sorge a Sud/Sud-Ovest ed è immediatamente a sud della Bocchetta Prato dei Popoli. In caso di dubbi, evitare di scendere troppo verso il Passo del Cancello.

 

Il Monte Velino

A sinistra del Canalone, la ripida e rocciosa cresta sud/ovest forma il percorso più panoramico e spettacolare per salire al Velino dal versante di Massa d'Albe. Da quest'ultimo paese si segue per circa 2 chilometri la sterrata che sale a Fonte Canale. Prima che questa curvi a destra, all'altezza di una zona di rimboschimento, si devia a sinistra scavalcando per una scaletta la recinzione del rimboschimento, e proseguendo per un piccolo ma evidente sentiero, che sale obliquamente verso nord. Raggiunto il margine occidentale del ripiano erboso alla base del versante sud del Velino, ci si affaccia sull'ampio Vallone della Lama, in cui confluiscono i fossi che prolongano verso il basso l'ampio Canalone e la stretta forra del Canalino. Al di là, imponenti, sono i salti di roccia della cresta sud sud/ovest. Si traversa senza scendere il vallone, e si sale sulla cresta tenendosi a destra di un ripido e nettissimo canalino di ghiaie, che delimita a sua volta i salti di roccia. Alla fine si entra nel canalino e si raggiunge la cresta (1720 m.), che in realtà è l'orlo degli ampi pendii erbosi del versante sud-ovest. Si piega a destra, e si sale per ampi pendii alla base del primo salto di roccia della cresta, che si supera sulla sinistra per un sistema di canalini ghiaiosi, senza via obbligata. Si esce in un canale che riporta a destra alla cresta, ad un intaglio piuttosto spettacolare (2190 m.). Ci si sposta ancora brevemente a sinistra, e si imbocca un altro ripido canalino che porta al di sopra dell'ultimo salto roccioso della cresta. Un facile e bellissimo percorso sul filo porta all'anticima sud (2392 m.), da cui ci si affaccia sul selvaggio circo sommitale del Canalone. Si scende brevemente ad un intaglio, e si continua per la cresta (sentiero) fino in cima (2486 m.). La discesa per il canalone, segnata fin dalla vetta, inizia sulla cresta divisoria tra Canalino e Canalone, e richiede 2.45 ore fino al paese.

 

Il Monte Puzzillo

Magnifico itinerario che attraversa boschi tra i più belli del gruppo del Velino. La lunga Valle di Morretano alterna piacevoli faggete e belle radure, la cima del Puzzillo costituisce un interessante punto panoramico, l'ampia conca carsica del Campitello è piacevole e in ambiente selvaggio, mentre la traversata del Bosco di Cerasolo costituisce una piacevole conclusione della giornata. Dallo svincolo della A24 di Tornimparte, si segue la strada di accesso a Campo Felice fino al Valico della Chiesola e alla Chiesola di Lucoli. Qualche metro prima, sulla destra, una strada sterrata scende al pianoro della Valle della Giumenta, nei pressi di un rifugio in muratura. Seguendo la sterrata si scende al pianoro e si prosegue a mezza costa nel bosco fino ad un bivio. Si va a sinistra (dalla strada di destra si sbucherà al ritorno), e si inizia a risalire, sul fondo, la piacevole Valle di Morretano, con percorso del tutto evidente. Nella parte alta la valle si fa arida e sassosa, dominata dalla cresta che unisce Monte Cornacchia al Monte Puzzillo e, sulla destra, dal cocuzzolo della Torricella. Raggiunto il Passo di Morretano (1983 m.), si piega a sinistra e si sale accanto ad una recinzione, per il ripido pendio erboso che porta alla cresta sommitale di Monte Puzzillo. Poco a destra è la vetta (2174 m.). Ridiscesi al passo, si aggira sulla destra la quota 2098 m. e si cala in pochi minuti al Passo della Torricella (2039 m.). Si piega a destra, e si scende nell'ampia conca carsica del Campitello, toccando una prima (1916 m.) e poi una seconda dolina (1821 m.). Il sentiero piega a sinistra, tocca il Rifugio Forestale di Campitello (1720 m.) e sbuca su una bella e tranquilla radura, dominata dai salti di roccia del crinale che divide in due rami la Valle dell'Asina. Si traversa il pianoro, si piega a destra alla base delle rocce, e si scende per un evidente sentiero nella pianeggiante Valle dell'Asina. Si prosegue in direzione nord fino a sbucare al Valico dei Prati di Cerasolo (1522 m.), da cui ci si affaccia sulla strada che sale a Campo Felice. La sterrata piega a destra, e conduce quasi in piano al punto di partenza.

 

 

 

 

Deborah Ruffa