Info sul Parco Naturale Regionale dei monti Simbruini

 
Maurizio Cianfarani trekking2000
 

MONTI SIMBRUINI & MONTI CANTARI

(Parco Naturale Regionale dei monti Simbruini)

 

L’area montuosa simbruina è compresa tra le province di Roma, L’Aquila e Frosinone, tale massiccio è esteso per circa 75000 ettari ed è delimitato da valli e pianure molto evidenti come la Valle del Liri ad est, l’alta valle dell’Aniene ed ovest, le pianure del Cavaliere e del Camarrano a nord mentre a sud è delimitato dalla valle Granara e dalla valle Sant’Onofrio. Il complesso montuoso è costituito da calcare cretaceo, fossili facilmente individuabili su tutta la catena montuosa, in particolare sui monti (Tarino e Autore). Le cime del massiccio sono in genere arrotondate e la massima elevazione è monte Cotento (2015mt), è caratterizzato da molti pianori dove è molto evidente il fenomeno del carsismo, il quale da luogo spesso alla costruzione di grotte sotterranee. Grazie alla presenza di questi inghiottitoi e doline l’acqua penetra nel sottosuolo e da origine a valle a molte sorgenti, tra queste la più famosa la sorgente del fiume Aniene nel territorio di Filettino (valle di Fiumara). Il 29 gennaio 1983 è stato istituito con legge regionale n°8 il Parco Regionale Naturale dei Monti Simbruini, il quale però interessa 50%ca (35.000ha) dell’intero territorio di tutta la catena montuosa ed è situato nel territorio delle province di Roma e Frosinone.
Il parco si estende tra la valle dell’Aniene e quella del Sacco ad ovest, ed il confine abruzzese ad est (monti Simbruini d’Abruzzo e monti Carseolani), il parco (come già detto) comprende la parte laziale della catena montuosa dei monti Simbruini e la catena montuosa dei monti Cantari. Per la sua grandezza, risulta l’area protetta più estesa del Lazio ed il suo territorio è compreso tra sette comuni (Camerata Nuova, Cervara di Roma, Filettino, Jenne, Subiaco, Trevi nel Lazio e Vallepietra) e termina con monte Viglio (monti Cantari), come la parte più elevata di tutto il parco.
La particolarità dei monti Simbruini, è l’abbondanza dell’acqua e la spettacolarità delle grotte che si trovano all’interno del parco; tra le più importanti ricordiamo la grotta del Simbrivio nel comune di Vallepietra, quella dell’Inferniglio nel comune di Jenne ed il Pozzo del Gelo a Camerata Nuova..
La parte settentrionale del parco è dominata da pianori come: Campegli, Campo Buffone, Campo dell’Osso, il prato di Camposecco, la piana di Fondi di Jenne nei pressi di monte Livata, il pianoro di Campo la Pietra e Campo Rotondo culminando nella cima di monte Autore, che si eleva sull’omonima valle sottostante.
L’improvvisa e profonda depressione della valle del Simbrivio, che è messa in modo perpendicolare alla direzione della catena quasi spezzandola in due, prende il nome di Tagliata. Al di là del colle della Tagliata (alla cui base si trova il celebre santuario della SS. Trinità), la catena montuosa riprende quota fino a raggiungere le cime del monte Tarinello 1844mt e Tarino 1961mt, ridiscende al passo di Monna della Forcina, per risalire nell’altipiano di Campo Staffi e terminare nel monte Cotento2015mt (la cima più elevata della catena dei monti Simbruini), l’unica a superare quota 2000 metri. Altre vette di particolare interesse sono: monte Calvo 1591mt, il già citato monte Autore 1855mt e monte Viperella 1834mt.
Dopo il valico di Serra Sant’Antonio, inizia la catena dei monti Cantari che come detto in precedenza è inclusa nel territorio del parco, ma che geograficamente costituisce un gruppo montuoso a sé, la particolarità di questa parte del parco è caratterizzato dall’elevazione delle sue cime, di notevole altezza riferita naturalmente al rapporto tra la sua estensione e la sua elevazione (11 km circa dal Valico della Serra S. Antonio al Monte Crepacuore) e (tra 1838m del monte Piano ed i 2156m di monte Viglio). Come detto l’inizio a nord della catena montuosa si ha al valico della Serra S. Antonio (1608m); da qui si segue una comodissima mulattiera fino alla Fonte della Moscosa (1619m), dalla quale la quota comincia progressivamente ad elevarsi, da prima tra le faggete dell'Insuglietta ed in fine tra le creste rocciose dei Cantari.

La vetta più elevata è monte Viglio (2156m) preceduto dalla tozza mole del Colle Gendarme (2113m).

Finita la faggeta si delinea la cresta del monte Piano (1838m), ed a seguire le cime dei Cantari (un gruppo di vette senza nome: 1992 m, 2050 m, 2088 m, 2103m), che precedono come detto il Colle Gendarme (2113m) e la vetta più importante che è monte Viglio (2156m), (dove purtroppo finisce l'area del parco). Proseguendo verso (sud-sud ovest) di questo punto più elevato la catena montuosa comincia a perdere quota e, superata la bocchetta del Viglio (1936m), un valico naturale fra la Val Granara e la Val Roveto, scende sulla cima del monte Pratiglio (1884m).

Interrotta dalla depressione della Valle del Pratiglio, la catena riprende quota e risale rapidamente fino ad elevarsi nella cima del monte Femmina Morta (1720m) e del monte Crepacuore (1997m), che è considerato la cima terminale, verso sud, della catena; da qui, a partire dalle alture che circondano Campo Catino, ha inizio la catena dei monti Ernici propriamente detti.

 

 

 

FLORA

Nella zona del parco da studi fatti da organizzazioni competenti sono state censite oltre un migliaio di specie di vegetali. La più diffusa è una pseudo macchia mediterranea che si sviluppa soprattutto lungo la valle dell’Aniene, la valle del Liri e sulle pendici montuose più assolate nella parte meridionale, dove è possibile trovare piante come: il terebinto, il bosso, il corbezzolo, il leccio, l’agrifoglio e l’ornello. Salendo di quota la macchia lascia il posto al bosco misto, dalle querce alla rovella, dal nocciolo all’acero campestre, dal prugno al castagno e al cerro. La vegetazione più estesa è sicuramente la faggeta che si estende tra i 800 e i 1800mt insieme ad altre latifoglie, tra cui il sorbo, il frassino, l’acero montano e l’acero riccio, ed altre specie molto rare come il tasso e l’agrifoglio. Durante la primavera è possibile trovare le primule, gli anemoni, i bucaneve, il bellissimo giglio rosso, il giglio martagone ed il narciso senza dimenticare le numerose orchidee, la violette di vari colori, l’iris e la diadre della famiglia delle rose con i suoi 8 petali, il sempreverde italico e la genziana pianta protetta ad alta qualità curativa. Il sottobosco è povero di specie causala fitta faggeta ad esclusione di svariati tipi di funghi tra i più buoni e commestibili come: i porcini, i prataioli, i galletti e le mazze di tamburo ed alcuni frutti tipici del sottobosco come il ribes alpini, il mirtillo rosso, i lamponi e la fragole.

FAUNA

I monti Simbruini hanno una fauna ricca di specie tipiche dell’Appennino, in particolare il parco è stato dichiarato dalla comunità europea zona di protezione speciale. Al suo interno ci sono numerose aree protette che consentono di avere un habitat unico per le numerose  specie di animali di grande interesse. Per quanto riguarda la fauna presente all’interno del parco, la presenza del lupo appenninico risulta molto comune, mentre non è da escludere la presenza dell’orso bruno marsicano data la vicinanza con altri parchi. Molto comune è anche la presenza del cinghiale, della volpe e del capriolo ed è documentata anche la presenza di altri piccoli carnivori come: le martore, le donnole, le faine e i tassi, mentre è molto rara la presenza del gatto selvatico. Nel parco sono presenti oltre un centinaio di uccelli, tra i quali almeno una decina di rapaci. Molto rara è la presenza dell’aquila reale, mentre è molto comune quella del falco pellegrino, del corvo Imperiale e della coturnice. Nel bosco è facile incontrare l’astore e lo sparviero, la ghiandaia, la cornacchia, il gracchio corallino e la rondine montana, numerose sono le specie passeri formi e di picchi (come il picchi muraiolo) e tra le specie notturne è possibile trovare la civetta, il barbagianni e l’allocco. Nella vastità dei boschi del parco trovano rifugio ghiri, scoiattoli, ricci, istrici, topolini selvatici e rettili come la vipera, il biacco, il saettone ed alcune specie di bisce come quella dal collare e quella tesserata, la salamandra dagli occhiali e varie specie di tritoni.

 

ZONE DI INTERESSE ESCURSIONISTICO

MONTI SIMBRUINI

Tra le zone d’interesse escursionistico citiamo: il prato di Camposecco nelle vicinanze di Camerata Nuova, la piana di Fondi di Jenne vicino monte Livata, il pianoro di campo la Pietra vicino Vallepietra dove sorge il famoso santuari della SS. Trinità e inizio il sentiero che conduce sulla vetta di monte Autore 1856mt attraversando uno dei più bei boschi dell’Appennino. Altri numerosi pianori carsici come Campegli, Campo Buffone e Campo dell’Osso, da dove partono diversi sentieri che conducono sulle vette montuose del parco, Campo Staffi da dove si può raggiungere la vetta di monte Cotento 2015mt, Campo Rotondo da dove si raggiunge monte Autore 1856mt. I vari sentieri che portano a monte Viglio 2156mt (sui monti Cantari), come il sentiero da filettino per la valle Granara e quello da serra Sant’Antonio. Le sorgenti e la valle dell’Aniene posti ideali per fare delle escursioni attraversando strette gole dagli affascinanti paesaggi naturali. Inoltre c’è da ricordare che la presenza di molta acqua da luogo ad innumerevoli inghiottitoi, doline e grotte tra le più importati come ricordato in precedenza la grotta del Simbrivio, quella dell’Inferniglio ed il Pozzo del Gelo.

MONTI CANTARI

 

La zona escursionistica per eccezione dell’intera catena montuosa è la cima più elevata monte Viglio la quale può essere raggiunta con vari gradi di difficoltà sia per il punto di partenza dell’ascesa (che può essere effettuata da Filettino, da Serra Sant’Antonio, dalla parte della Valle Roveto Rifugio Cerasoli, dalla Meta, oppure partendo dalla piana di Campo Catino passando dal monte Crepacuore), sia che le stesse vengono effettuate nei diversi periodi dell’anno (estate o inverno).

 

 

 

 

  Maurizio Cianfarani