Info sul Parco Nazionale della Majella

 
Maurizio Cianfarani trekking2000
 

Parco Nazionale della Majella

 

L'enorme massiccio della Majella, che si estende per 86.000 ettari, unitamente ai Monti del Morrone, è da poco tempo parco nazionale. Posto nel settore meridionale dell'Abruzzo, tra le province di Chieti, Pescara e L'Aquila, il Parco Nazionale della Maiella rappresenta l'anello di congiunzione tra quello del Gran Sasso e Monti della Laga a nord e quello d'Abruzzo a sud. Si presenta come un insieme di colli e montagne, culminanti con il Monte Amaro (2793 m.) e solcate da un intreccio di torrenti e ruscelli e presenta inoltre vasti e caratteristici altipiani oltre i 2500m. di altitudine, valloni profondi e dislivelli notevoli.

Di natura calcarea, il massiccio della Maiella presenta un aspetto nudo e ripido nel versante occidentale, tondeggiante e coperto di vegetazione in quello orientale. Mostra interessanti fenomeni carsici e glaciali come inghiottitoi, vaste doline, circhi e anfiteatri morenici e suggestive grotte come quella del Cavallone.

I monti principali, iniziando da Nord, sono: Monte Morrone 2061 m, la Majelletta 1995 m, Monte Blockhaus 2142 m, Monte Acquaviva 2737 m, Monte Amaro 2793 m, Monte Porrara 2136 m, Monte Rotella 2127 m, Monte Secine 1883 m.

 

Flora, fauna e struttura morfologica

Un mondo selvaggio che in primavera si trasforma in uno scenario stupefacente, con le fioriture delle praterie d'altitudine in cui si distingue il Pino Mugo, simbolo del parco. Per quanto riguarda la flora, la Maiella è ritenuta un vero paradiso di erbe officinali e il suo enorme patrimonio floristico consistente in più di 1.800 specie censite, è noto fin dall'antichità. Alle maggiori altitudini è possibile osservare specie rarissime come il papavero alpino e la stella alpina della Maiella. Vi sono, inoltre, numerosi endemismi ed una grande varietà di alberi, arbusti e infiorescenze stagionali.

Nel parco, oltre al lupo appenninico, all'orso bruno, alla lontra, ai caprioli e ai cervi vivono anche specie rarissime come l'uccello limicolo boreale e il piviere tortolino che abita e nidifica sulle alte quote di Monte Amaro. Non mancano interessanti specie di rapaci come l'aquila, il falco pellegrino e l'astore.

Riguardo la struttura morfologica e i caratteri orografici, la Maiella si presenta come un'enorme bastionata calcarea, solcata da canyon e valloni selvaggi e inaccessibili che incidono i fianchi della montagna conferendo al paesaggio, ricco di vegetazione, scorci di spettacolare bellezza. Alcuni di questi valloni, come la Valle dell'Orfento e quella di Santo Spirito sono veri e propri santuari della natura in cui l'uomo, dalla preistoria ad oggi, ha sempre instaurato un rapporto privilegiato con l'ambiente. In questo ambiente riservato e lontano dalla civiltà sono sorti nei secoli numerosi eremi (tra i quali quelli celestiniani di Santo Spirito e San Bartolomeo) e abbazie di notevole spessore artistico (San Clemente a Casauria). Ideale per escursioni a piedi e a cavallo, la Maiella è una montagna da scoprire, unitamente alle popolazioni che la abitano. Scoprirete così antiche tradizioni, antichi mestieri, prodotti genuini ed una gastronomia tanto semplice quanto affascinante.

Nella conformazione delle sue rocce qualcuno intravede i lineamenti giganti della donna, da cui l'appellativo comunemente usato di "Montagna Madre". il massiccio della Majella e stato sempre circondato da un intenso alone di sacralità ed è indubbiamente uno dei monti più importanti del nostro Appennino per la solennità del paesaggio, per il prezioso patrimonio storico, etnico e culturale, per la notevole ricchezza biologica. La posizione geografica immersa nel Mediterraneo, le caratteristiche altitudinali (almeno trenta cime superano i 2000 metri), la tormentata orogenesi, il rigore e la mutevolezza del clima rendono questa montagna unica nel suo genere e custode di una diversità biologica, spesso allo stato di wilderness, fra le più importanti d'Europa, che annovera la presenza di elementi floristici mediterranei, alpini, balcanici, pontici, illirici, pirenaici e artici di grandissimo valore biogeografico, oltre che una fauna fra le più prestigiose e talora rare come il Lupo, l'Orso, il Camoscio, la Lontra, l'Aquila reale, il Piviere tortolino e tante altre specie importanti come il Cervo, il Capriolo, il Falco pellegrino, ecc.

 

L'eremo San Bartolomeo

Facile percorso alla scoperta di uno degli eremi più interessanti della Maiella. Dalla piazzetta di Roccamorice si raggiunge un bivio in prossimità di un monumento ai caduti (indicazioni per S.Spirito). Al bivio si prende la strada di destra che dopo pochi metri tocca il cimitero. Prima della curva, in prossimità di una costruzione, parte la mulattiera che punta a sud. Si tocca un'altra costruzione sulla sinistra e sotto di questa è ancora visibile la strada. Si prosegue lungo la mulattiera che comincia ad allontanarsi dalla strada, e, giunti ad un bivio, si deve prestare attenzione ad evitare la strada asfaltata che scende al Fosso Cerasoli.

Con l'aiuto della carta e della bussola è facile continuare sulla giusta mulattiera che dopo una curva tocca tre costruzioni allineate. Si continua senza possibilità di errore fino ad una curva a novanta gradi che scende al letto di un torrente. Pochi metri dopo, dove la carta segna i 650m di altitudine, si attraversa il Fosso Rusci (attenzione all'orientamento) e si continua in direzione sud ritrovando la mulattiera e, poco oltre, una piccola fontana. Si prosegue per circa settecento metri e si tocca un bivio. Si prende il sentierino sulla destra, in discesa, che porta all'eremo (indicazione). Lo si segue passando dapprima per il Piano delle Felci, per poi scendere nel Vallone di San Bartolomeo e il torrente Capo Lavino. E' impossibile perdersi. Il sentiero è segnato e vi sono parecchie croci lungo il percorso. L'eremo è in fondo alla valle e compare all'improvviso dopo alcuni scalini scavati nella roccia. Il posto è di eccezionale bellezza e tranquillità. Scendendo al letto del fiume è possibile prendere acqua da una sorgente. L'eremo è sempre aperto.

 

Valle dell'Orfento

Magnifico itinerario percorribile per gran parte dell'anno che permette di ammirare il selvaggio canyon dell'Orfento, tra i più interessanti dell'intero Appennino. L'interesse sta nelle erosioni del fondovalle, nelle stupende faggete e nella possibilità di qualche incontro con la fauna (cervi, caprioli, orso). E' necessaria una autorizzazione da parte del Vivaio Forestale di Caramanico.

Da Caramanico Terme si sale la breve strada asfaltata che sale alle Terme e a Santa Croce (631 m.), dove si parcheggia. Si traversa il paese passando a sinistra della chiesa e si segue un viottolo che costeggia un vigneto, traversa un ruscello, e raggiunge un ponticello ad un bivio (680 m.). Si va a sinistra costeggiando l'orlo del canyon: poi il sentiero (qualche segno giallo-rosso)inizia una lunga e panoramica diagonale che scende alla Valle dell'Orfento, nei pressi di un curioso pinnacolo con tracce di costruzioni. Subito dopo è un ponticello (595 m.). Si continua sulla sinistra (destra orografica) del torrente, si traversa un secondo ponticello (659 m.) e ci si inoltra nella zona più selvaggia della valle. Dopo una serie di grossi massi, si traversa una magnifica ansa del torrente scavata nella roccia. Poi il torrente si incassa e si sale nettamente, a mezza costa, nella faggeta. Si traversa (915 m.) un valloncello secondario, si sale assai ripidamente al di là, e si continua in piano fino ad un bivio: a sinistra, pochi passi portano al Ponte di Pietra (991 m.) che scavalca una profonda forra assai spettacolare. Al di là del ponte, un sentiero verso sinistra (l'inizio è esposto: attenzione!) permette di scendere al torrente alla base della forra, in luogo suggestivo e spettacolare. Tornati sul lato meridionale del ponte si sale per una mulattiera fino ad un tornante (1040 m.) da cui appare la parete di Monte Focalone, che chiude la valle.

Da qui in avanti, l'accesso alla valle è vietato. La mulattiera torna verso ovest a mezza costa e sbuca sul bel pianoro dov'è il Rifugio La Cesa (1105 m.) della Forestale, chiuso a chiave. Si continua sulla strada toccando una fonte. Superati due tornanti, si sbuca al Guado S. Antonio (1225 m.), raggiunto da una sterrata dal versante di Caramanico e San Nicolao. Senza seguire la strada, si scende direttamente nel valloncello sottostante, dove si segue una mulattiera in discesa (al bivio di questa si va a destra). Si prosegue per i larghi pendii sottostanti, dove la mulattiera è in parte cancellata. Poi, senza raggiungere il visibilissimo abitato di San Nicolao, si imbocca sulla destra un ampio vallone percorso sulla destra (est) da un buon sentiero. Passati accanto ad una casa, si ritrova il sentiero dell'andata al ponticello (680 m.), da cui si torna al paese.

 

Monte Amaro

E' la via più frequentata tra quelle che salgono alla vetta principale della Maiella. Da Passo Lanciano si raggiunge in macchina il Blockhaus, ove la strada termina nei pressi di un fontanile e partono i sentieri segnati. Da qui si può seguire il sentiero (numero 1) che passa a mezza costa tenendo la vetta a destra oppure si può puntare verso la vetta incontrando i ruderi di un fortino borbonico. I due sentieri si ricongiungono immediatamente al di là di questo. Si prosegue su sentiero toccando Monte Cavallo. Poco oltre sulla destra (2118 m., croce di legno) sono visibili dei lastroni di roccia che portano incise una serie di iscrizioni lasciate sul calcare dai briganti. Il luogo è appunto noto come "Tavola dei Briganti". In breve si raggiunge la Sella Acquaviva (2100 m.) In questo tratto bisogna prestare attenzione e restare sull'itinerario contrassegnato dal numero 1 che passa sul crinale. In circa 1.30 ore si raggiunge Monte Focalone dalla vetta del quale si gode un magnifico panorama verso Monte Amaro. Dal Focalone si scende al Primo Portone (2568 m.), si risale alla Cima Pomilio (2656 m.), si gira a destra e si scende per una cresta più larga al Secondo Portone (2566 m.). Il sentiero passa sotto Monte Rotondo e raggiunge in breve il Terzo Portone. Poi continua con percorso scomodo e faticoso fino al margine dell'altopiano che unisce Monte Pescofalcone a Monte Amaro. Da qui il sentiero compie un ampio giro sulla destra, aggira una enorme dolina e poi piega gradualmente a sud-est, sul largo dosso che porta alla vetta di Monte Amaro (2793 m.).

 

 

 

Deborah Ruffa