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giro degli Eremi di Balsorano
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salita per vallone Sant'Onofrio e discesa per il vallone Sant'Angelo

Balsorano: la bellezza disarmante del Santuario rupustre Sant’Angelo. E non solo.
23 giugno 2018, Balsorano primo comune della provincia de L’Aquila, se ci arrivi da qui, cioè da Frosinone. Ultima se sei abruzzese. Il punto di vista quando si parla di geografia, è sempre importante.
Balsorano che si divide in due, anzi in tre. La parte antica, quella distrutta dal terremoto della Marsica, quella nuova ricostruita poco più in là.
La terza quella delle montagne.
Così, in questo contesto storico naturalistico, Balsorano mi ha sempre incuriosito. Certo, c’è il castello. L’ho già visto e visitato, un po’ deluso dai soli 15 minuti di guida permessi dal privato.
Degli eremi, delle grotte, delle bellezze nascoste di questo luogo, invece, ne avevo sempre sentito parlare.
I ringraziamenti questa volta al principio, perché si deve ringraziare e fin da subito chiunque sia capace di farti incontrare la bellezza. Quindi grazie al gruppo escursionisti balsorano (GEB) per avermi fatto conoscere Grotta Sant’Angelo al termine di un percorso nel verde delle montagne di casa loro, percorso con tanti amici e soci dell’associazione di cui faccio fieramente parte (Itinarrando).
Partendo dal paese, seguendo una strada sterrata, abbiamo raggiunto l’attacco del sentiero. Un tracciato che si inerpica su tra le montagne all’ombra del Monte Breccioso e, più in là, del Cornacchia tra verdi pianori e pareti rocciose che si tuffano giù aprendosi a eremi e grotte divenuti santuari, luoghi di culto, nascondigli per briganti che lì, tra le montagne, vissero e da lì osservarono celandosi agli occhi dei gendarmi.
Si sale, dicevo, il sentiero è tracciato bene. In parte dal CAI, anche se i segni sono spesso sbiaditi, in parte proprio dal GEB sempre in collaborazione con il CAI.
La prima stazione, di questa salita, è rappresentata dall’eremo di Sant’Onofrio, luogo riscoperto e ripulito dal Gruppo Escursionisti Balsorano e in cui campeggia un pannello esplicativo e turistico che racconta la storia del posto.
Una breve pausa e il cielo diventa di colpo plumbeo, una fitta pioggerellina fa improvvisamente la sua comparsa accompagnandoci per un tratto e forse in quello più panoramico del percorso, adombrando le vette intorno: Pizzo Deta e Serra Alta su tutte, montagne che noi che viviamo da questa parte (nel Lazio) siamo abituati a osservare dall’altro versante.
Da qui il percorso, dopo un’altra breve salita, diventa prima pianeggiante, poi si inoltra in una faggeta con una discesa resa più agibile dal lavoro fatto sempre dal gruppo escursionisti, i quali hanno messo su dei corrimano e delle corde per sorreggersi. Piccola deviazione e si giunge dinanzi alla grotta del Brigante Cedrone. Un nascondiglio divenuto meno accessibile di quanto non fosse, causa la terra depositatasi dinanzi l’entrata nel correre del tempo.
Breve visita e ancora una volta riprendiamo a scendere, questa volta fino a giungere a Grotta Sant’Angelo, luogo mistico e suggestivo in cui vi è addirittura un fuoco comune acceso, un cippo che vuol dire comunità e spirito ecumenico. Ma ancor più è stupefacente la bellezza della grotta, i richiami a San Michele Arcangelo, l’atmosfera mistica che un luogo così produce. Si resta in silenzio, si parla sottovoce, ci si guarda intorno e ogni cosa si prende un respiro. La luce tremula delle fiaccole accese, le pareti su cui si proiettano ombre di stalattiti e le nostre teste, i nostri corpi allungati nella penombra. Fuori il tavolo lungo diventa un momento di convivialità grazie alla gentilezza della compagnia che gestisce Grotta Sant’Angelo e il rifugio attiguo: tra ciambelline, vino, olio di Balsorano la splendida escursione si conclude con tanta bellezza negli occhi riposta nello scrigno dei giorni belli vissuti all’insegna di cordialità, condivisione, amicizia e amore per la propria terra.

Articolo di Alex Vigliani (ITINARRANTE) - http://www.itinarrante.com/2018/06/27/balsorano-la-bellezza-disarmante-del-santuario-rupustre-santangelo-e-non-solo/

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